Le case
isolate dentro le fiancate che s'alzano dai due lati della pianura fluviale tremano di
questi bagliori, sono ammutolite e ben composte tra gli angoli, le facciate, le gronde, le
scale; ma tendono a venire in avanti, quasi a mostrare la loro salute e semplicità. Non
vogliono essere accostate alla demenza che le lasciò deserte: dicono e vogliono
raccontare che mai avrebbero, non solo voluto, ma potuto ridurre o indurre qualcuno ad
avvilirsi e poi disperarsi, tanto da abbandonare ogni terreno e ordine, a smettere di
comportarsi da uomo come loro da casa, consapevolmente e materialmente insieme secondo gli
spazi, i giorni, le opere, le ombre, l'uscire e il rientrare, l'aprire e il chiudere.
Tutto per affermare una casa vera e la pace per uomini in famiglia, con gregge, mandria,
branco, campi, pascoli, orto, pozzo, fienile, carro, strada. Affermare insieme una vita
reale e utile, in quel sito noto e nominato, nel paesaggio come identità, piacevole,
percepibile e confrontabile proprio per la singolare congiunta identità del
padre-famiglia lì accasato, e della casa lì abitata e quindi appaiata. Venga pure
adesso, fin quassù, un artista a ritrarre la casa, e vedrà bene che essa ancora vive e
si sporge accogliente, con speranza come con disperazione. Altrimenti non terrebbe l'ombra
a metà della loggia e il vano della porta spalancato e nero, come se, appena adesso
rientrati gli uomini e le donne, sparissero a riposarsi nel buio, poco a poco,
strisciassero verso la luce in alto delle due finestre, e ancora dopo accendessero un
piccolo fuoco di sterpi, e molto dopo il tramonto una candela. La candela raggiungerebbe
presto il cuore domestico con una diffusa luce di conforto.
Queste case hanno ancora, dentro e fuori, l'ordine che aveva la famiglia
che le abitava, stabilito dai lavori e dai ritmi della vita campestre. Se queste case sono
così ordinate e composte, belle e ben fatte, una qualche grazia doveva avere anche la
società del loro tempo: credo quella dell'umiltà, della bravura e dell'attaccamento al
lavoro. Esse contano ancora più della storia e della tradizione, più di pregevoli
monumenti artistici e sociali: spiegano e convincono perché hanno faccia, occhi e bocca
nell'ordine di soggetti umani, guardano per farsi conoscere e per riconoscere, chiamano,
interrogano, raccontano, rispondono. Possono descrivere come erano di figura, tipo,
carattere, schiatta, le varie famiglie che le hanno abitate; di quale umore, parlata,
bravura, qualità, salute, forza, ingegno; di quali giudizi provveduti e di quali affetti
capaci e gentilezza, rispetto, ambizione.
Le case più grandi e più vicine al centro sono ancora caratteristiche, ma
in senso più indulgente e corrivo. Le più piccole, lontane fra i campi, non hanno invece
subìto alcuna mediazione; sono più vive, frementi, richiedono un confronto anche
tremendo. La loro storia e la loro vita non sono state assorbite né accomodate. Davanti
ad esse, i nostro pittore è più scrupoloso e franco, più attento. Niente particolari
descrittivi, nessuna ombra inquietante. Come si salveranno? Le prime, forse nei successivi
adattamenti Le seconde? Mai. Non sembra esserci una possibile idea, visto che non possono
diventare abitazioni, non luoghi di residenza, di vacanza. Cadranno come carcasse,
attraverso un lungo movimento del quale sarà interessante via via riprendere le sequenze.
lì ricordo così non si perderà del tutto, e anzi potrebbe alimentare ancora altre
speranze, altri sogni.
Adesso si capisce quali di queste case siano state abitate più a lungo e
con amore, con soddisfazione e comodità. Si capisce, anche dalla misura della facciata,
come potesse essere questo amore. Da alcuni elementi presenti o mancanti - stallette,
piccionaie, arnie, giardinetti, - si può capire l'integrità o meno del gruppo
famigliare: capire le vedovanze, le orfanità, la mortalità infantile, le invalidità, i
vuoti, gli abbandoni, i suicidi.
La casa di un vedovo non ha le piccionaie né le arnie.
La casa senza bambini non ha stalle per le pecore né recinti per le
galline e le oche.
La casa senza vecchi non ha panche né sedie nell'aia; ha sempre le porte
chiuse e le persiane che sbattono.
La casa senza la madre ha sempre il camino spento e gli scalini infangati,
e le scarpe dei bambini lasciate fuori tra l'aia e i campi.
La casa senza giovani ragazze non ha rampicanti fioriti, né stese di
bucati né specchi alle finestre, e nemmeno intonaco rosa o turchino sulla facciata.
La casa senza scolari non ha disegni a carbone sulle porte né
illustrazioni e stampe alla vetrina o appiccicate al camino.
La casa senza giovani uomini non ha cartoline ai bordi delle vetrate.
Dai disegni, pur penetranti e precisi, non tutto questo si può vedere;
eppure è proprio dalla loro inclinazione che nascono queste immagini e associazioni.
Disegni a penna, vibranti, dal tratto ora rapido ora lento, netto o ammorbidito, secco,
largo, quasi sempre calcolato, prossimo o distante, parallelo o trasversale,, proprio per
stabilire, oltre che la fisionomia, la mobilità della casa, l'instabilità di certe zone,
la debolezza di certi infissi e giunture, la densità liquida delle ombre dei tetti o
quella più calcinosa delle logge e delle porte, o la devastante gravità delle crepe.
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La Barroccetta (Ingrandimento 61KB)
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